Gianluca Mancini si difende da solo
Difensore giallorosso tanto amato dai tifosi romanisti quanto criticato dal resto delle tifoserie. Eppure la verità è una sola: tutti vorrebbero avere un “Mancio” in squadra
Dopo la vittoria della Roma contro il Como, il protagonista del post-match non è stato Wesley, decisivo con il gol, ma ancora una volta Gianluca Mancini. Il difensore con la D maiuscola. E non è certo la prima volta.
Classe 1996, nato a Pontedera, ma ormai romano e romanista d’adozione. Un capitano invisibile: faccia da bravo ragazzo, ma in campo sfrontato, pungente, sempre sul pezzo. Un leader silenzioso, capace di trascinare la squadra con atteggiamento e personalità.
I numeri parlano chiaro: Gianluca Mancini è un difensore moderno, che sa attaccare, anticipare e soprattutto non ha paura di nulla. Famoso per le sue antipatie agonistiche, le sue prestazioni non sono sempre bastate a convincere Luciano Spalletti, che spesso lo ha evitato in Nazionale. Ma Gennaro Gattuso, stessa tempra e stesso carattere, non ha avuto dubbi: convocazione immediata a Coverciano. Perché Mancini può piacere o no, ma una cosa è certa, riesce sempre a fare la differenza. È un calciatore che non passa mai inosservato, nel bene e nel male. Da non dimenticare il gol contro Israele segnato di testa negli ultimi minuti di recupero ad ottobre.
Il Como non ha accettato facilmente la sconfitta. Il siparietto nel finale di gara con Cesc Fabregas è stato sulla bocca di tutti e se ne sono lette di ogni tipo sui social e sulla stampa. L’allenatore spagnolo cercava spiegazioni direttamente dal difensore per un episodio avvenuto durante la partita. Minuti concitati, confronto acceso, sotto gli occhi delle telecamere. Mancini, come sempre, non si è tirato indietro.
In fondo ricorda un po’ Marco Materazzi ai tempi d’oro: stessa sfrontatezza, stesso spirito battagliero e, inevitabilmente, le stesse antipatie. Ma anche quella capacità unica di entrare nella testa degli avversari e uscirne vincitore.
Ed è forse proprio per questo che i romanisti lo amano così tanto. Lo amano perché è uno di loro, uno che suda ogni partita, combatte, soffre e che quella maglia, dopo anni, se la sente davvero cucita addosso.
Odiato perché sfrontato, odiato perché goliardico, a volte oggettivamente fastidioso per gli avversari. Ma quale tifoso non lo vorrebbe nella propria squadra?
Non credo che, se giocasse nel Napoli, i napoletani lo odierebbero. Non credo che, se fosse stato un giocatore della Lazio e avesse sventolato una bandiera dopo un derby vinto contro la Roma, i laziali lo avrebbero criticato.
Insomma, Gianluca Mancini è odiato perché è un simbolo di appartenenza.
E nel calcio di oggi, questo è forse il complimento più grande.
Silvana Perrini
Fonte Foto: commons.wikimedia.org ( Werner 100359)

