Sudamerica: l’ultimo baluardo di un calcio che non esiste più

da | Nov 18, 2025

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Sudamerica: l’ultimo baluardo di un calcio che non esiste più

Alla scoperta del continente che si erge a custode di un’anima calcistica che abbiamo dimenticato. Una terra dove la passione non si misura in trofei ma in lacrime, sogni e speranze. Un viaggio in America Latina, a cui dobbiamo riconoscere la forza mai persa di essere ancora un rifugio per il romanticismo

Se chiedete a chi ha vissuto il calcio degli anni ’90, parleranno di uno sport che sembra essere molto diverso da quello che si vede oggi. Nonostante la passione di molte tifoserie, si percepisce la voglia di far diventare lo sport più bello del mondo un mero business, che non ha niente a che vedere con la tradizione, l’appartenenza ad una città, prima che ad una squadra. È finito il tempo dei vari presidenti che in cima alla lista dei desideri mettevano i trofei, ma solo per vedere stadi gremiti di tifosi contenti. Ci siamo assuefatti ad un calcio fatto di bilanci, numeri, fair play finanziario, e abbiamo scordato come le domeniche avevano l’odore acre dei fumogeni e il sapore del panino alla frittata che faceva mamma. 

C’è un luogo dove il calcio non è solo la moda del momento, un hobby a cui partecipare per noia. Dove ogni tocco di palla narra un quartiere, la forza di sognare di un popolo, il ricordo di vecchie ferite, forse mai guarite del tutto. Dove la partita si vive e si gioca insieme ai calciatori anche sugli spalti, rappresentando un atto di fede, alla stregua di un rito religioso. Un posto pieno di colori, suoni, lingue differenti, ma con un cuore che batte all’unisono: il Sudamerica. 

Nel calcio sudamericano verrete abituati all’eccesso; ogni emozione non ha una misura. Una partita può trasformarsi nella gloria eterna o nella tragedia che perseguiterà per mesi, forse anni tutte le generazioni. In Sudamerica ogni rimessa laterale è utile per ribadire quanto lo stemma rispettato vale più di una Coppa dei Campioni. La rabbia che viene espressa, ingiustificata per chi la guarda con occhio moralista esterno, è solo la voglia di contare per i propri tifosi. 

Siamo abituati ad ammirare le gesta di campioni in Europa, dando peso alla tattica estrema nelle notti di Champions League. Chi ha la pazienza di osservare il Sudamerica scopre la bellezza dell’essere sorpreso anche nei momenti di maggiore sconforto e rassegnazione. A Buenos Aires, il numero diez può sparire per 90 minuti e poi inventare una magia che vale una carriera nei minuti di recupero. A Rio de Janeiro, un derby può fermare un paese intero. A Montevideo un ragazzo di 17 anni può diventare un simbolo di speranza per un barrio intero. 

Eppure, dietro ogni talento c’è una storia complessa. Club in crisi economica, dirigenti che vendono il futuro per sopravvivere al presente, giovani talentuosi che partono troppo presto verso “il calcio che conta”. Il fascino del Fútbol sudamericano è anche il costante equilibrio precario tra romanticismo e disillusione. 

La mia rubrica sul calcio più “caliente” del pianeta, non ha la presunzione di raccontare tutte le sfaccettature di questa atmosfera, che sembra essere svanita nel calcio europeo. Il calcio sudamericano è troppo vasto, contraddittorio, troppo umano per essere rinchiuso in una sola rubrica. Mi piace pensare che sto tendendo una mano a tutti coloro che hanno voglia di scoprire cosa succede dall’altra parte del globo. Per chi sente nostalgia per un calcio fatto di persone, di quartieri, di gente che ha costruito la propria identità intorno al pallone. Proverò a farvi viaggiare tra le notti incandescenti della Libertadores, a trasmettervi storie di stadi e tifoserie. 

Perché il calcio in Argentina, passando per il Messico, attraversando il Brasile, arrivando fino in Perù, non è mai solo calcio. È identità, appartenenza, fede. 

È il bambino che palleggia scalzo su un marciapiede, sognando di segnare nella finale di un mondiale. 

È il pianto di un tifoso per un rigore sbagliato, che trascina la squadra – e con essa un intero quartiere – nell’oblio 

È una famiglia che spera nel talento del figlio, come unica via di riscatto. 

Benvenuti nel Fútbol sudamericano. Sporco, poetico, contraddittorio. Ma sempre inevitabilmente vero. 

Veronica Iezzi

Fonti foto: fanpage.it; futbolsudamericano.it; curvespettacolari.it

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