Errare è umano, perseverare è diabolico. Un campionato segnato da continui scandali arbitrali e dalla mancanza di professionalità dei protagonisti rappresenta il fallimento più grande, a prescindere dalle posizioni in classifica
Ancora. Un’altra volta ancora. Quest’anno il vero cartellino rosso è per gli arbitri, e non solo in Italia. I match, ormai troppo spesso, non si decidono più sul campo tra due squadre, ma nelle stanze del VAR. In Italia come in Europa, sotto accusa finiscono i direttori di gara e un utilizzo sempre più discutibile della tecnologia.
Le polemiche sono ovunque: in Spagna, in Inghilterra e ovviamente anche in Italia, la musica è sempre la stessa.
L’ultima scena, a dir poco sconcertante, è andata in onda davanti a milioni di tifosi collegati in tutto il mondo durante Inter–Juve di ieri sera finita per 3 -2. La doppia ammonizione di Kalulu, per un secondo giallo inesistente su una simulazione di Bastoni, è l’ennesimo episodio che lascia sgomenti. Inutili gli interventi di Rocchi ai microfoni per decretare l’insufficienza di La Penna. La scelta arbitrale errata e il comportamento non professionale di un giocatore di Serie A e della Nazionale hanno cambiato l’esito di una partita fondamentale per la classifica.
La punizione deve essere equa.
Un direttore di gara che sbaglia in modo grave, condizionando il risultato di un match, dovrebbe essere fermato.
Un calciatore professionista che simula in campo dovrebbe essere squalificato per un intero campionato.
Stesso peso, stessa misura.
Non è accettabile una situazione del genere, e non si tratta del primo episodio della stagione. Ce ne sono stati molti altri, tutti sotto gli occhi dei tifosi. Non è più il tempo della sola moviola post-partita, oggi l’analisi è immediata, precisa, millimetrica. Gli errori e i comportamenti scorretti possono essere individuati in tempo reale, eppure continuiamo a subirli nel modo più subdolo possibile.
Inaccettabile.
Scandaloso.
Ingiusto.
Silvana Perrini
Fonte foto: immagine prodotta con IA solo a scopo illustrativo

