Eterno numero 16 della AS Roma, capitano e bandiera, uno dei vanti della tifoseria romanista che durerà per sempre, oltre i colori
C’è sempre la prima volta che ti aspetti. Il primo bacio, il primo amore, la prima delusione… ma mai nella vita ti aspetteresti di dover affrontare la prima sfida contro quella che è stata la tua ragione di vita fin da quando sei nato. Eppure, per Daniele De Rossi, questa sarà la prima volta contro la sua Roma. Oggi allenatore del Genoa. Domani, sarà per la prima volta nemico sul campo dell’Olimpico, proprio contro il suo unico grande amore.
Chissà quali sensazioni arriveranno sulla sua pelle. Sarà un tuffo nel passato, una nuova dimensione di sentimenti contrastanti che lo ricopriranno, travolgendolo di un amore che solo la sua gente, al di là dei colori, sa dimostrare. Quel filo rosso che unisce un uomo e la città. Un calciatore e uno stadio, che non volterà mai le spalle a un simbolo e a una bandiera fatta di onore e amore.
Daniele non è un calciatore come tutti gli altri. Un guerriero mediano, un “capitan futuro” trasformatosi in un supereroe che ha guidato la sua squadra ogni volta che c’era bisogno di lui. Rischiando tutto: il nome, l’onore. In nome di quella bandiera che ha tatuato sulla pelle fin da bambino. Un simbolo di lealtà, grinta e coraggio. Ma anche di tenacia, sudore e dolore.
Il calciatore è stato costretto a lasciare Roma e strappato dalla sua gente per ben due volte. Prima nell’era Pallotta, nel 2019 come capitano, e poi, il 18 settembre 2024, spodestato dal trono per un capriccio dell ‘ex CEO Lina Souloukou senza una logica tecnica o strategica, sostituito da un vassallo.
Quel maledetto calcio moderno, che mette davanti ai sentimenti i soldi e logiche incomprensibili, anteponendo il dio denaro ai valori più puri. Logiche funzionali alle aziende, dissociate dal calore umano, che cozzano con quelle squadre che vengono considerate ancora famiglia.
Quando Daniele lasciò Roma per la prima volta, il 14 maggio 2019, non era pronto a smettere con il calcio giocato. Trovò rifugio in un posto che parlava la stessa lingua delle sue tradizioni, una seconda casa dove ciò che conta non sono i numeri o le logiche commerciali, ma la gente. La Bombonera lo accolse per meno di sei mesi con l’entusiasmo che solo il Boca Juniors sa offrire, e i fratelli argentini furono in grado di riempirgli il cuore di nuovo.
Poi, il ritorno a casa. Quella telefonata che chiedeva di aiutare la Roma in un momento di smarrimento. Dopo l’esonero di José Mourinho, una scelta che molti avrebbero giudicato opinabile e azzardata, ma solo lui, solo Daniele, poteva sostituire il mister. Un parafulmine pieno di storia, che nessuno avrebbe mai giudicato o criticato, l’unico che potesse mettere acqua su quel fuoco di delusione.
E poi la storia continua con il suo esonero, dopo sole quattro giornate dall’inizio del campionato di Serie A, dopo tre pareggi ed una sconfitta. Il silenzio. Un vuoto assordante.

Oggi Daniele è alla guida del Genoa, mister De Rossi è il condottiero giusto per affrontare un campionato difficile. Ed ora è arrivato quel giorno che mai avrebbe pensato di dover affrontare: domani sera, lo stadio Olimpico sarà pronto ad abbracciare un figlio di Roma, un capitano e una bandiera che, anche da nemico in campo, sarà osannato come solo Roma sa fare.
Silvana Perrini
Fonte foto: LaPresse; https://genoacfc.it

