IL PROGETTO DI CUI TUTTI PARLANO: LA VISIONE DEL CALCIO DI UN GRANDE CAMPIONE

da | Apr 15, 2026

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Molti dei punti del dossier di Roberto Baggio sono condivisibili e auspicabili. Ci resta difficile capire le motivazioni per cui la Federazione lo abbia ignorato. “Donne in contropiede” sottolinea soprattutto la parte che riguarda i valori dello sport e i nostri giovani.

Per questo ne parliamo anche noi.  Per questo faremo sentire la nostra voce. Una riforma oggi è importante, è necessaria. Il calcio, questo meraviglioso sport, lo richiede.

Il dossier di Roberto Baggio nacque grazie al lavoro di un gruppo di circa cinquanta collaboratori e fu presentato nel 2011 dal suo agente Vittorio Petrone. Fu ignorato. Questo portò alle dimissioni di Baggio e a seguire di Petrone. Era un documento che si ispirava a paesi come la Francia, la Germania e l’Inghilterra e non era una sterile relazione tecnica, era una vera riforma del calcio.

Per la parte che riguarda la riforma dei settori giovanili il progetto di Roberto Baggio si scagliava contro la deriva di un calcio che era sempre più fisico e meno tattico. Proponeva un ritorno alla centralità della tecnica individuale, una riduzione degli schemi nei bambini per favorire la creatività, il gioco, il divertimento, il rapporto diretto con il pallone. L’obiettivo era di preparare giocatori pensanti e creativi, non semplici esecutori di schemi e allo stesso tempo recuperare la libertà del gioco divertendosi pur formandosi. Un altro aspetto importante nella formazione di giovani calciatori era il recupero di valori centrali: responsabilità, equilibrio, comportamento. Per far questo era necessaria una figura che non fosse solo un allenatore, ma invece un maestro di calcio, un educatore completo, non solo un tecnico, che avrebbe accompagnato i ragazzi nella crescita. Il calcio doveva diventare uno strumento di responsabilità sociale.

Nelle tante iniziative che troviamo nel dossier di Baggio e dei suoi collaboratori troviamo anche una parte che riguardava l’attività di osservazione dei giovani talenti. Attraverso la creazione di 100 distretti federali, ma non solo. Interazioni con i settori giovanili, la partecipazione delle Università italiane, allenamenti uniformati sul territorio italiano, un monitoraggio costante e un processo continuo e organizzato con l’obiettivo di scoperta e sviluppo dei talenti.

Ci sarebbero voluti degli spazi e delle strutture adatte e dedicate per allenamenti, test e attività didattiche. Dei veri punti di riferimento per i giovani.

Stiamo parlando insomma di etica, innovazione, formazione, ricerca, non solo proposte teoriche ma progetti dettagliati e strutturati secondo i modelli europei più avanzati!

Per noi e per chi ama il calcio non è e non sarà una utopia.

Laura Filoni

Fonte foto: Immagine creata con IA a scopo illustrativo

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