Intervista Alice Ferrazza
Alice Ferrazza a cuore aperto: “ Sono felice, molto felice di essere una calciatrice e sogno un calcio femminile senza pregiudizi”
Ex capitana e difensore del Trastevere, ha indossato la maglia in Serie A nella Lazio e giocato in Serie B nella Roma. E’ una professionista da mille risorse. Attualmente capitana del Grifone Gialloverde della Guardia di Finanza, ha studiato a Coverciano come preparatore atletico. Ha allenato “ Gli Insuperabili”, azzurra titolare della Nazionale di beach soccer e preparatore atletico della Nazionale Crazy for football. Una passione nata grazie al suo papà ha contribuito a far si che il pallone diventasse una vera professione. La sua carriera ha avuto tanti successi e tante difficili sfide da affrontare. Segnata da un triste epilogo su un campo da gioco dove ha subito un’aggressione, colpita al volto da un uomo all’improvviso… Oggi nella “ Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” si racconta riflettendo e toccando anche il tema della necessità di un cambio culturale.
1. Come è iniziata la tua passione per il calcio e quando hai capito che avrebbe fatto parte della tua vita per sempre?
La mia passione per il pallone è nata decisamente grazie a mio papà. Lui stesso giocava a calcio e desiderava avere un maschietto a cui potesse insegnare a giocare. I suoi amici avevano tutti figli maschi che giocavano a calcio e quindi anche lui desiderava poter condividere la sua passione con un figlio… ed invece sono nata io! Alice, una femminuccia. Alla fine, i figli degli amici di mio papà non hanno continuato a praticare questo sport ed io invece non ho mollato la presa e sono diventata una calciatrice professionista ! Ricordo che il mio primo allenatore, papà , mi portava spesso al parco ad allenarmi, ed anche in casa ero sempre con il pallone tra i piedi. Finalmente all’ età di sei anni e mezzo, mi iscrisse ad una scuola calcio maschile perché ai tempi non esistevano le scuole calcio per le bambine. La mia famiglia è stata fondamentale in questo percorso perché ha sempre appoggiato tutte le mie scelte, anche perchè ero l’unica bambina in un contesto tutto al maschile ed avevo bisogno di sentirli vicini. In realtà avevo provato anche altri sport, nuoto, pallavolo, basket, ma il mio chiodo fisso ed il mio cuore erano soltanto per il calcio. Ancora oggi mi diverto con il pallone. E sono felice, molto felice.
2. Qual è stato il tuo percorso professionale cha hai intrapreso fino ad evolverti alla calciatrice affermata di oggi?
Ho iniziato, come ti dicevo, in una scuola calcio maschile fin da piccola e ci sono rimasta fino all’età di dodici anni, età massima consentita per una bambina di rimanere a giocare con i maschietti. Subito dopo ho avuto l’opportunità di entrare in squadra nella Lazio calcio femminile, dove ho vissuto 12 anni bellissimi. Sono partita dalla Primavera fino ad arrivare in Serie A, la massima serie. Siamo state per alcuni anni in Serie A, poi all’epoca c’era anche la Serie A2 e con quella squadra abbiamo avuto il record di aver vinto più partite consecutive nell’arco dei tre anni in cui non abbiamo mai perso una partita ma pareggiato una sola volta. Anni meravigliosi, doppio salto di categoria, dalla Serie B, siamo poi arrivati in Serie A. Una storia incredibile! E la mia famiglia era sempre lì vicino a me, su e giù per l’Italia, sempre al mio fianco. A 25 anni decisi di andare in squadra con la Roma femminile, partendo dalla Serie B, per ben due volte siamo arrivate in finale per salire in Serie A, ma purtroppo perdemmo entrambe le volte. Altra esperienza memorabile, un gruppo meraviglioso che resterà sempre nel mio cuore. Successivamente, un anno ad Arezzo, tre anni a Chieti, sempre in campionati di alto livello ed arrivando sempre sul podio tra secondo e terzo posto. Poi ho deciso di tornare a Roma in Serie B con il Trastevere. Oggi gioco con il Grifone Gialloverde della Guardia di Finanza, gareggiando in un campionato a gironi molto impegnativo tra il centro – nord ed il centro – sud, un campionato che con gli anni è aumentato molto di livello.
3. Un momento difficile della tua vita è stato segnato dall’aggressione che hai subito sul campo da gioco da parte di un uomo durante una partita. A seguito del gesto subito, ci sono state delle conseguenze che ti hanno cambiata?
Sicuramente l’aggressione è stato un doppio colpo, che vuoi o non vuoi ,un po’ ti segna e ti lascia l’amaro in bocca. Mi era capitato di sentire raccontare di episodi del genere da altre persone, oppure di vedere scene simili in tv. Le sentivo distanti queste cose pensando: tanto a me non capiteranno mai. Invece poi quando ti capita rimani un attimo di stucco, e ti arriva dritto al cuore. Comunque sì, è stato un gesto proprio di violenza, ma non tanto per il dolore accusato, quanto nell’atto in sé . Un uomo che va a colpire una donna in un ambito sportivo è comunque una cosa molto pesante, inaudita, ed ho difficoltà anche a raccontarla. Non era mai capitato prima in Italia che un uomo colpisse fisicamente una donna sul campo di calcio, mi auguro di aver aperto le danze e di averle anche chiuse. Però purtroppo sentiamo troppo spesso di atti di violenza, sia nell’ambito sportivo che non. Siamo indietro molto a livello culturale e sociale, c’è un retaggio che è molto difficile scardinare. Il cambiamento dovrebbe partire prima all’interno della famiglie e poi di conseguenza arriverebbe, nelle scuole e in ogni luogo sociale..
4. L’uomo che ti ha aggredita ha ricevuto dei provvedimenti?
Beh sì, è stato allontanato da tutti i campi sportivi per sempre. Sicuramente ha ricevuto un daspo sportivo. Poi ovviamente a livello legale siamo ancora in attesa del processo.
5. Dal 2017 al 2023 hai allenato “ Gli Insuperabili” , scuola calcio per ragazzi con disabilità. Ci racconti di questa importante esperienza?
Si! Ho lavorato per tanti anni in questa scuola calcio di “ Insuperabili”, che è una delle società forse più importanti per quanto riguarda questo ambito. Nasce appunto come una scuola calcio per ragazzi con disabilità, varie disabilità, da quelle motorie, mentali, spettro autistico, down. È una delle esperienze più belle e ricche che abbia vissuto. Allenare questi ragazzi è qualcosa di indescrivibile perché mi ha appagato in tutto. Vedere la loro felicità anche per un piccolissimo miglioramento, che può essere un passaggio, un tiro, mi faceva stare bene e mi faceva cambiare la prospettiva della giornata. Ricordo quell’esperienza con tanto orgoglio personale, ed è stato per me un momento di crescita. Mi hanno aiutata a crescere dal punto di vista empatico e della comunicazione, ero molto giovane è davvero mi hanno insegnato molto. È stata un’esperienza durata 6 anni, belli ed intensi, purtroppo crescendo a livello professionale, il tempo non mi bastava più e ho dovuto interrompere questo percorso.
6. Nel 2021 sei stata giocatrice e preparatrice professionista a Coverciano. Quanto ti ha completata questa esperienza? Hai unito il calcio giocato a quello tecnico…
Mi sono impegnata moltissimo negli studi perché ho il desiderio di restare per sempre nel mondo del calcio. Essendo nata in un’epoca in cui il calcio femminile non era apprezzato e sviluppato come oggi, e non avendo la certezza di poter diventare calciatrice professionista mi sono premunita ed ho iniziato a studiare e a formarmi perché io voglio fare questo per tutta la vita o da dentro il campo da gioco o fuori. Così mi sono laureata in Scienze Motorie, e nel 2021 ho conseguito l’attestato di preparatore professionista a Coverciano. Però per fortuna sono riuscita a fare entrambe quindi la laurea è stato un completamento e l’attestato di Coverciano mi ha dato la possibilità di confrontarmi con professionisti del settore a tutti i livelli, anche della Serie A maschile e trascorrere giornate intere con loro mi ha aiutata a crescere scambiando punti di vista ed esperienze.
Alice Ferrazza con Daniele De Rossi
7. Sempre nel 2021 nasce la Nazionale di beach soccer e tu ovviamente ne entri a far parte. Ci racconti questa nuova esperienza?
Anche in questo sport le donne sono arrivate dopo. Il beach soccer era poco conosciuto a livello femminile perché appunto non esisteva una squadra nazionale femminile ma solo maschile. Nel 2021 è stata istituita la Nazionale femminile e questo ha fatto sì che esplodesse un boom per questo sport. La maglia azzurra ha dato l’opportunità di far conoscere questo sport. Abbiamo partecipato agli Europei, le Olimpiadi europee a Cracovia, non abbiamo ancora raggiunto livelli altissimi perché siamo nate in ritardo ma da queste competizioni siamo sempre uscite a testa alta.
Alice Ferrazza – Beach Soccer vittoria Super Coppa e Coppa Italia
8. Un altro importante progetto che ti vede nelle vesti di preparatore atletico è nella Nazionale Crazy for Football femminile, per ragazze con problemi di salute mentale…
Sì, quest’anno mi è arrivata appunto la proposta di far parte del team in qualità di preparatore di calcio a 5 per la Nazionale di Crazy for Football. Ovviamente non ho potuto fare a meno di accettare con grande entusiasmo Nel 2016 Crazy for Football nacque come nazionale maschile, e con il tempo anche qui siamo, come donne siamo riuscite ad ottenere una nazionale femminile con cui abbiamo già disputato un Europeo sperimentale con Spagna e Portogallo. Il progetto viene chiamato Women in Futsal, donne che giocano a calcio a 5. Mi sono chiesta il perché fosse stato scelto proprio il calcio come disciplina per persone con queste fragilità. Poi ho capito una cosa: il calcio a 5 ha veramente degli obiettivi terapeutici in quanto c’è sempre una comunicazione tra i giocatori. Permette di promuovere il benessere fisico e migliora in qualche modo l’autostima e non essendoci grandi regole da seguire, come per esempio il fuorigioco nel calcio, è possibile appunto farlo giocare a tutti. Questa è una nazionale speciale: aperta a donne che hanno dei disagi o che comunque non hanno potuto vivere la loro vita come volevano per via delle patologie legate alla salute mentale. Indossare la maglia azzurra della nazionale viene vista come un motivo di riscatto e di orgoglio per queste donne e quindi per me è stato un onore accettare e entrare in questo progetto.
Nazionale Crazy for Football
9. Cara Alice, ti fanno onore tutti questi progetti a cui partecipi. Oggi come ti vedi? E come immagini il tuo futuro?
Come mi vedo? Mi vedo serena, voglio essere serena. E per continuare a stare bene con me stessa e con gli altri voglio continuare a stare in questo mondo e promuovere sempre di più il calcio femminile. Che sia beach soccer, che sia calcio a 5, non mi interessa ma l’importante è che sia un calcio per una donna. Una donna che può e deve avere gli stessi diritti e le stesse opportunità che hanno gli uomini oggi. Non voglio più vedere le donne arrampicarsi e lavorare il triplo degli uomini per poi raggiungere gli stessi obiettivi. Il mio futuro? Mi basterebbe comunque restare in un ambito sportivo dove la donna può farcela e può riuscire a farsi strada esattamente come riesce un uomo. Senza pregiudizi, senza se e senza ma.
Un ringraziamento speciale ad Alice che ha voluto contribuire al lancio del nostro blog “ Donne in contropiede”, creato e pensato da donne che amano il calcio, esattamente come lei.
Un grazie per essere stata la testimone di questo spazio libero, simbolo di indipendenza e sempre in contropiede.
Daniela Fazzolari
Fonti foto: Alice Ferrazza

