“ La mia tesi, una follia Ultras”
Angelica ha ventuno anni, quando ancora non era nata era già predestinata a scoprire un mondo di emozioni e passione grazie al suo papà. L’abbiamo conosciuta tramite un post di Tik Tok dove raccontava il giorno della sua laurea dedicata alla sua tanto amata AS Roma. E così abbiamo deciso di contattarla per farci raccontare il suo primo grande amore e le abbiamo chiesto di entrare a far parte della squadra di “ Donne in contropiede”…
Ci sono amori che non si spiegano: il mio è giallorosso e si chiama AS Roma. Mi chiamo Angelica, ho 21 anni e sono laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche ed ho dedicato questo mio traguardo a chi mi ha accompagnato fino a qui: la famiglia di sangue e quella che ho scelto di farne parte. La mia vita, ancor prima dei sogni, dei traguardi e delle ambizioni personali è sempre stata segnata da questi colori, giallo come il sole e rosso come il cuore. Una passione che mi accompagna fin da quando ero piccola. Non ricordo un solo giorno senza il brivido che mi corre lungo la schiena ogni volta che sento pronunciare il nome della mia squadra del cuore che in realtà non è mai stata solo una squadra di calcio. La mia passione nasce con me e grazie al mio primo allenatore, mio padre. Il primo regalo che mi è stato donato da lui? Un pupazzo, un bruchetto dello scudetto del 2001 con scritto “Roma Capoccia”. Sono nata nel 2003 e lui lo aveva comprato per me, pensando che un giorno sarei arrivata su questa terra. Lo stringevo tra le mani senza capire, eppure sentivo già crescere qualcosa di speciale, un amore che non mi avrebbe mai lasciata, qualcosa che ancora oggi è difficile spiegare a parole. La Roma che amo l’ho imparata da lui, che mi ha trasmesso non solo la passione, mi ha insegnato cosa vuol dire amare una squadra senza riserve, cosa vuol dire non arrendersi mai anche quando tutto va male.
Con mio padre ho imparato a gioire con intensità, a soffrire con dignità, ad entrare all’Olimpico con gli occhi lucidi e a cantare l’inno a squarciagola fino a sentire le lacrime scendere per l’emozione. Uno dei giorni che non dimenticherò mai è stata la prima volta che entrai con lui allo stadio, tra bandiere, cori e il calore della gente, ho visto nei suoi occhi la grinta, la passione, l’orgoglio, e ho capito in pochissimi minuti che avrei dovuto mettere quelle emozioni in ogni cosa avessi affrontato. Grazie a mio papà ho capito che essere tifosi e romanisti non è solo tifare, è vivere ogni emozione come se fosse l’unica.
Ho imparato che non è solo una squadra, è un modo di vivere, un filo invisibile che lega generazioni, un’emozione che attraversa il tempo e che trasforma un semplice tifoso in qualcosa di più grande.
Crescendo, il mio legame con la Roma è diventato sempre più forte. Ogni partita che guardavo faceva battere il mio cuore, ogni goal, ogni vittoria o sconfitta diventava un’emozione personale. La Roma è stata con me anche nei momenti più importanti della mia vita. Ed è per questo che il giorno della mia laurea ho voluto celebrare quel traguardo così importante con quei colori che fanno parte del mio DNA: uno striscione, fumogeni giallorossi e, nei ringraziamenti della mia tesi ho scritto tutto ciò che sentivo, le emozioni vere, quelle che ti fanno tremare il cuore. Questa fede, passione, follia, a cui non so dare un nome, mi ha aiutata ogni volta che volevo mollare pensando alla mia Curva Sud che non smette di cantare nemmeno nei momenti più bui, non voltando mai le spalle. Essere tifosa della Roma significa vivere tutto con il cuore in gola. È gioia, orgoglio, adrenalina.
È il filo che mi lega a mio padre e a quella immensa famiglia romanista che non si conosce, ma che si riconosce in un unico grido: Forza Roma. La AS Roma mi ha insegnato a sperare, a credere, a emozionarmi fino in fondo. Per me rappresenta l’amore, è passione, è vita ed è eterna. È la mia storia, la mia famiglia, il mio cuore. Ovunque andrò, sarà la mia certezza, quel battito speciale che mi fa cantare: Grazie Roma.
Angelica Bottini
TikTok @angelica.bottini
Fonte foto: Angelica Bottini

