“L’allenatore nel Pallone”: il film nostalgia di un’Italia che non c’è più
Un cult intramontabile del cinema italiano uscito nelle sale nel 1984. Diretto da Sergio Martino, è ambientato nel mondo del calcio degli negli anni 80. Una pellicola adorata da tutti gli appassionati di questo sport, una commedia all’italiana ironica, sprezzante e divertente che racconta le avventure del famoso ed inimitabile Lino Banfi nelle vesti di Oronzo Cana’. Il mister più amato dagli italiani, raccontato in un’epoca dove il calcio tricolore era il più bello ed invidiato del mondo
Nostalgia degli anni 80, del profumo dei pop corn e del brusio nei cinema di quegli anni. Era il 1984 quando è uscito nelle sale il film cult “L’allenatore nel pallone”. In quegli anni l’Italia era una delle protagoniste del calcio mondiale e la Serie A era considerata uno dei campionati più belli del mondo. Eravamo reduci dalla vittoria del Mondiale ‘82 e l’Hollywood del calcio stava approdando proprio sui nostri campi da gioco. Ogni club in quel periodo cercava un fuoriclasse e giravano nomi come Falcao per la Roma, Platini e Boniek per la Juventus, Zico per l’Udinese, Socrates per la Fiorentina. Insomma un vero e proprio paradiso di miti. Questa pellicola arrivò in un momento di congiunzioni astrali in cui il calcio italiano stava diventando uno show business folle ed in pratica questo film era una caricatura perfetta della realtà che stava già arrivando al limite dell’assurdo.
In quegli anni nascevano i primi talk televisivi del pallone e per precisione nacquero gli show della tv: “Il processo del lunedì” e “ 90 minuto”.
Il film “ L’allenatore nel pallone” racconta di Oronzo Canà ( interpretato da un egregio Lino Banfi). Un allenatore folkloristico e sempre in bilico tra entusiasmo e disastri tattici che viene chiamato a sorpresa a guidare la Longobarda, una piccola squadra destinata a soffrire in Serie A. Il presidente lo sceglie non per fiducia tecnica ma per scopi ben precisi, aveva bisogno di un tecnico “manovrabile” mentre la società prepara un campionato volutamente al ribasso per degli scopi ben precisi: portare la squadra al fallimento. Convinto di poter fare il salto di qualità, Canà si impegna al massimo: studia nuovi moduli improbabili, il famoso schema di gioco il 5+5+5, un disegno che sfida la matematica prima ancora degli avversari. Cerca giocatori da rilanciare e si affida al suo fiuto per scoprire un talento straniero, il fuoriclasse sconosciuto brasiliano Aristoteles destinato a cambiare il destino della squadra. Nonostante le difficoltà, la squadra trova un’identità e sorprendenti momenti di gloria, la Longobarda risorge mina i piani del presidente e trasforma Canà’ da allenatore ridicolo a un simbolo di riscatto e romanticismo sportivo. Quando Cana’ scopre che i dirigenti vogliono far retrocedere volontariamente la squadra per convenienze economiche, entra in crisi: seguire il gioco o restare fedele ai suoi valori? Alla fine sceglie l’onestà e, con l’aiuto dei suoi giocatori, manda all’aria i piani della società provando a salvare la Longobarda sul campo.
Una favola romantica, un insegnamento per il calcio 3.0 che si ostina a dimenticare quale siano i valori di questo sport. Un calcio moderno dove prevalgono scelte fine a se stesse, dove si dimenticano i tifosi, i sogni, le emozioni e che trasforma il prato verde in un campo minato di dollari. Per ricordare uno dei fallimenti del calcio moderno possiamo pensare agli ultimi Mondiali del Quatar in inverno, al Mondiale per club in estate, alle nuove e caotiche regole per le qualificazioni a UNITED 2026 e per ultimo la follia del match Milan – Como che molto probabilmente si giocherà a Perth in Australia, con gli spalti semivuoti di curiosi, lasciando i veri tifosi con l’amaro in bocca per l’ennesima volta.
Silvana Perrini
Fonte Foto: corriere.it; dvd.it;

