Maledetta nostalgia: “Io sono Francesco Totti”
Il docu-film del 2020 diretto da Alex Infascelli è un racconto intimo ed emozionale della vita dell’ ex Capitano della Roma, il numero 10 che tutti avrebbero voluto avere nella propria squadra. Un viaggio sincero dentro l’uomo e il calciatore, che culmina in un addio al calcio indimenticabile, capace di commuovere gli amanti di questo sport a prescindere dai colori e dalle rivalità
Francesco Totti non è solo il nome di un calciatore, ma molto, molto di piu’. Per i tifosi della Roma è stato un amico, un fratello, un punto di riferimento durato per più di 25 anni e che molto probabilmente, nonostante il distacco durerà per sempre.
Il docu – film ‘Io sono Francesco Totti’, uscito nel 2020, diretto da Alex Infascelli racconta, con emozione e trasporto la vita dell’uomo, del calciatore che ha giurato fedeltà eterna ai colori della sua vita il giallo ed il rosso, considerandoli il pilastro della propria esistenza. Il racconto attraverso immagini d’archivio, interviste inedite e sorprese private e’ un percorso di emozioni e sussulti al cuore. Francesco ricorda l’infanzia nel suo quartiere natale della Capitale, San Giovanni, all’esordio con la maglia della Roma, fino all’addio sofferto al calcio giocato del 2017. Quell’addio struggente che in una Roma silenziosa e triste come non lo era mai stata, in un’atmosfera surreale ha bloccato i cuori e fatto commuovere intere generazioni di tifosi e non. E’ proprio la sua voce a raccontare la sua vita, una voce toccata da emozioni, senza filtri alternando momenti di ironia e leggerezza fino ad arrivare a momenti profondamente malinconici e di sofferenza psicologica.
La sua voce racconta il legame indissolubile tra l’uomo Francesco Totti e la sua città, Roma. Un condottiero di emozioni non solo legate al pallone, perché Francesco per i suoi tifosi è stato tutto, anche un calciatore, ma non solo quello. Un leader emozionale inconsapevole che ha unito generazioni ed animi. Uomini, donne e bambini che ancora oggi, parlando di lui si commuovono pensando che manca, manca tremendamente al calcio giocato, manca vederlo correre sul campo dello Stadio Olimpico, manca ascoltare il suo nome urlato da 65.000 spettatori.
Il fulcro del racconto è legato alla scelta di restare per tutta la carriera nella stessa squadra, rifiutando offerte da alcuni dei club più prestigiosi del mondo, dove avrebbe potuto vincere trofei importanti e magari anche il Pallone d’oro. Un eroe di sentimenti, ma come Francesco ha piu’ volte raccontato, per lui la rinuncia è stata semplicemente la conseguenza naturale di un amore viscerale, un legame che rende il calcio romantico e che dà un senso concreto alla rara forma di “ appartenenza”, sempre più difficile da trovare nel calcio moderno.
Il documentario si chiude con lo spazio dedicato al suo addio al calcio giocato.
Il momento più difficile della sua carriera, il giorno che non avrebbe mai voluto veder arrivare. La paura del dopo, il pensiero di doversi reinventare come uomo, come professionista. Appendere al muro quegli scarpini che hanno rappresentato per lui una vita intera. Il saluto alla propria gente, l’abbraccio congiunto di una città intera. Un uomo forte che, all’improvviso, diventa fragile. Infinitamente fragile.
La cosa davvero strana è che già da qualche giorno prima del suo addio la città stava vivendo un silenzio assurdo, fatto di sguardi e sospiri tra la gente. Inspiegabile, ma chi l’ha vissuto può testimoniare che è stato davvero così.
Francesco Totti è il Capitano per sempre.
Silvana Perrini
Fonti foto: BrsJvnvc wikimedia commons; Enzo di Maio ( wikipedia); Quirinale.it; Photojournalist Roberto Vicario; derivative work: Clarus The Dogcow

