Monologo Como, Torino affondato al Sinigaglia

da | Gen 24, 2026

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Una serata senza storia fotografa il divario crescente tra due realtà agli antipodi, tra smarrimento granata e un’idea di calcio moderna che guarda oltre i confini italiani

In un sabato pomeriggio plumbeo il Como ha travolto il Torino al Sinigaglia con un roboante 60. La partita rispecchia la direzione opposta che stanno prendendo le due società, in virtù dei risultati ma anche dei rispettivi progetti tecnici. 

La squadra granata entra in campo spenta e senza identità. Dopo i primi minuti di apparente equilibrio il match si sblocca, e il Torino si scioglie completamente. Linee sfilacciate, il reparto difensivo in costante affanno, centrocampisti incapaci di fare schermo alle offensive dei lariani, attacco totalmente isolato. Il Como, al contrario, gioca con intensità, idee chiare e una facilità disarmante nel creare occasioni pericolose, trasformando cinicamente ogni errore del Toro in potenziali azioni da gol. 

Il punteggio tennistico è soltanto l’ennesimo segnale d’allarme che arriva dalle sponde torinesi a tinte granate. La squadra è apparsa smarrita, senza mordente e senza un’identità riconoscibile. La crisi del Torino di Baroni non sembra più episodica ma strutturale. Il progetto del presidente Cairo appare ormai naufragato, privo di crescita e con giocatori che non interpretano più le indicazioni tecniche dell’allenatore. 

Accanto allo scenario desolante del Torino, si tessono le lodi al progetto Como. La squadra lariana non è più una sorpresa, ma dimostra di avere un’idea di calcio molto precisa.

Fabregas e i suoi “ragazzi” giocano con ritmi alti, aggressività, una costruzione dal basso pulita. La dirigenza dimostra un’ambizione atipica per il panorama italiano. Una visione internazionale con tanti giovani talentuosi, affidati ad un allenatore, esso stesso alle prime armi. Un progetto che sta valorizzando ragazzi senza paura di inserirli in un contesto, come la Seria A, che preferisce affidarsi ai soliti nomi d’esperienza. Ma il Como ha avuto il coraggio di effettuare investimenti pesanti ma mirati, per adattare la squadra perfettamente alle caratteristiche dell’allenatore e raccogliendo ora risultati concreti, raggiungendo il 5º posto in classifica, almeno fino alle partite di Juventus e Roma

Un risultato che non racconta soltanto un pomeriggio storto ma sembra piuttosto rappresentare un passaggio di consegne da un progetto stagnante, guidato da uno degli ultimi presidenti italiani ancora in Serie A, ad una visione internazionale che sta facendo parlare tutto il mondo. Perché il calcio, seppur antichissimo, richiede una continua innovazione e forse in Italia ce ne stiamo accorgendo troppo tardi. 

Veronica Iezzi 

Fonte foto: immagine creata con IA solo a scopo illustrativo

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