QUANDO IL MONDO DELLO SPORT GUARDA LE DONNE SENZA VEDERLE

da | Nov 27, 2025

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QUANDO IL MONDO DELLO SPORT GUARDA LE DONNE SENZA VEDERLE

Il caso Halo e la distanza tra la realtà delle tifose e chi prova a raccontarle

Sky Sports UK ha lanciato Halo, un nuovo spazio digitale su TikTok per coinvolgere le fan sportive, premessa che all’inizio sembrava interessante. Per una volta un grande broadcaster ha l’intuizione giusta riconoscendo che il pubblico femminile non è marginale, non è una nicchia, è parte fondamentale e in rapida crescita all’interno della cultura sportiva. 

Eppure dopo soli 3 giorni Halo è stato chiuso, travolto dalle critiche e respinto dallo stesso pubblico a cui era indirizzato. Il caso è diventato virale, non tanto per la sue breve esistenza, ma per ciò che ha rappresentato, ancora una volta: la distanza che sembra incolmabile tra come molte realtà mediatiche vedono le tifose e come sono effettivamente le tifose stesse. 

Il concept di Halo era chiaro, un canale TikTok dedicato alle sportive e alle appassionate, un luogo dove “celebrare la prospettiva femminile nello sport”. Era probabilmente ciò che attendevamo da anni, un segnale di speranza per sentirsi comprese in un ambito, considerato prevalentemente maschili. 

La trasmissione però, ha lasciato parecchio a desiderare: colori pastello, tono ammiccante, riferimenti estetici più da lifestyle che da sport, e soprattutto una scelta di contenuti intrisi di stereotipi di genere. Uno spazio per le donne, in cui i protagonisti erano gli uomini, nuovamente. Un progetto pensato per le donne, realizzato e guidato da uomini. Un format con la presunzione di parlare alle donne con un linguaggio di chi non è abituato ad ascoltarle. 

Halo ha rappresentato tutto ciò che le donne amanti dello sport hanno sempre combattuto, un modo distorto di comunicare con un pubblico che ha già un’identità precisa, a prescindere dal genere. Le donne nel mondo dello sport non sono una fetta di pubblico che va trattata con delicatezza perché in minoranza, nè un target da captare con un’estetica addolcita. Nessuna di noi ha bisogno di un canale rosa per sentirsi parte del gioco, perché lo viviamo ogni giorno, sugli spalti, davanti alla tv, nelle palestre, sul campo o nei palazzetti. Il fallimento di Halo non è nella sua idea, che anzi, sulla carta poteva pure funzionare, ma nella mancanza di rispetto e comprensione verso il pubblico a cui si voleva rivolgere. Un progetto che nasce per includere non può poggiare sulla stessa struttura che per anni ha escluso. Il progetto “per le donne” funziona solo se dietro alla creazione ci sono delle donne e che metta in discussione una certa narrativa che ci vuole sempre come pubblico fragile, disinformato, da introdurre in maniera graduale allo sport vero, machista. 

Le reazioni di migliaia di tifose sono emblematiche: non ci serva una guida per rendere le partite più graziose ai nostri occhi ma un canale che riconosca che le guardiamo da sempre. Questa vicenda dimostra quanto sia radicata l’idea che per parlare di sport alle donne serva alleggerire, rendere tutto più “rosa”, quanto siamo ancora lontani dal considerare il valore reale del pubblico femminile nel mondo sportivo. 

Questo fallimento, seppur clamoroso, è utile per non farci dimenticare per quanto si combatta non si può  mai smettere di farlo: le donne non chiedono uno spazio separato solo per loro, ma rendere quello già esistente più equo. Non abbiamo bisogno di un trattamento speciale, con pastelli e glitter. È paradossale, ma il problema di Halo è stato il credere che l’inclusione femminile richiedesse un’estetica, anzichè una struttura fatta di competenza e professionalità. Abbiamo bisogno di un ambiente che non dia per scontato che nello sport il pubblico di riferimento sia sempre e solo quello maschile, ma non abbiamo mai preteso uno spazio “pensato per noi”. Concetto che si estende a tutti gli ambiti sportivi: dalla comunicazione alle istituzioni. 

Questa vicenda avviene pochi giorni prima della giornata internazionale contro la violenza sulle donne (25 novembre), e ogni anno assistiamo alla stessa ritualità, anche nel mondo dello sport: dichiarazioni, appelli, slogan forti. Eppure tutto questo collide con ciò che accade nei restanti 364 giorni dell’anno, quando la voce delle donne, soprattutto nello sport, continua ad essere marginare, ignorata o stereotipata. Halo ci ha dimostrato come si fallisce quando si pensa alle donne come ad un concetto astratto. Rimanendo positivi si può considerare questo evento come un punto di partenza per invitare a riconoscere la presenza, la competenza e la forza delle donne in ogni contesto, anche in quelli tradizionalmente maschili. Perché prima di parlare alle tifose, bisogna ricordarsi di parlare alle donne, smettendo di immaginarle e iniziando finalmente ad ascoltarle. 

Veronica Iezzi 

Fonte foto: theguardian.com; aol.com



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