Fabregas cede 1-2 in una gara spezzettata. Tradito dai titolari, inutile il guizzo di Jesus
Ad aprire le danze del sabato calcistico di San Valentino è una sfida che lascia l’amaro in bocca ai tifosi lariani e tanta noia agli spettatori neutrali. Al Sinigaglia, il Como cade in casa per 1-2 contro una Fiorentina pragmatica e poco spettacolare, capace di capitalizzare gli episodi, ma soprattutto di difendere il risultato utile, fino al fischio finale.
È stata una partita nervosa, in particolare quando la squadra di Fabregas ha accorciato le distanze, con troppe interruzioni senza spazio per un bel gioco, anzi senza spazio per il gioco stesso. L’immagine della partita è un Como quasi irriconoscibile, privo di mordente. I lariani sono apparsi spenti e, dopo il vantaggio viola firmato da Fagioli e il raddoppio di Kean su rigore, la reazione è arrivata ma spesso confusa. Simbolo di questa battuta d’arresto è stata la prestazione di Nico Paz, giocatore sublime da cui ci si aspetta sempre la giocata che risolve la situazione; ha illuso tutti nel primo tempo con qualche colpo di genio per poi sparire dal campo nella ripresa, inghiottito dalla mediana viola. In un pomeriggio plumbeo, l’unica nota lieta è arrivata dalla panchina con l’ingresso di Jesus Rodriguez nel secondo tempo: è stato il più propositivo della squadra, portando imprevedibilità e vivacità alla manovra, con dribbling e cross dalla sinistra, propiziando proprio l’autogol di Parisi che ha riacceso le speranze nel finale.
Tuttavia, il guizzo inaspettato non ha salvato lo spettacolo rovinato negli ultimi venti minuti da un susseguirsi indecoroso di perdite di tempo sistematiche, simulazioni e giocatori a terra per ogni minimo contatto, clima tossico che ha portato alle espulsioni di Vanoli e Morata.
Aspettare troppo tempo per rinvii del portiere, rimesse laterali o vedere professionisti rotolarsi con le mani al volto è la conferma dell’urgenza di introdurre il tempo effettivo di gioco: solo fermando il cronometro a palla inattiva si potrà evitare che il calcio italiano diventi sempre più noioso e frammentato, garantendo che su 90 minuti se ne giochino davvero qualcuno in più degli attuali 50.
Veronica Iezzi
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