La risposta dei sostenitori del Celta Vigo dopo gli insulti a Borja Iglesias arriva dagli spalti, con un segnale semplice e condiviso
Durante la partita de LaLiga tra Celta Vigo e Rayo Vallecano di domenica 18 gennaio, vinta dalla squadra di casa, alcuni spettatori sono rimasti colpiti da un dettaglio particolare sugli spalti. La maggior parte dei tifosi, presenti allo stadio, avevano le unghie dipinte di celeste, simbolo del club. Iniziativa che poteva apparire simpatica ma in realtà era una reazione all’indignazione creata dagli insulti omofobi ai danni del loro giocatore Iglesias Borja.
L’attaccante del Celta, infatti, nella partita precedente (Siviglia – Celta Vigo) è stato bersaglio di insulti omofobi dai “Sevillisti”.
Le offese sono state riprese e rapidamente diffuse sui social, generando polemiche e un ampio dibattito nel panorama calcistico spagnolo. Ancora una volta la Spagna si è resa protagonista di un gesto che c’entra ben poco con i valori del calcio, nonostante le campagne di sensibilizzazione in atto contro qualsiasi tipologia di razzismo dentro gli stadi. Iglesias Borja , del resto, non è nuovo a prese di posizioni su tematiche sociali, già in passato ha dimostrato la sua sensibilità in virtù di argomenti spinosi tra cui l’omofobia. La risposta del popolo celeste non si è fatta attendere, una risposta senza rumore, ma impossibile da ignorare. Un semplice smalto, provocatorio si, ma solo per tutti coloro che lo reputano soltanto un accessorio per donne. Un gesto che è volto a scardinare stereotipi retrogradi senza nessun fondamento e anacronistici, mostrando il volto più sano di questo sport.
L’iniziativa è stata accolta in maniera positiva anche dai compagni di squadra e dai membri dello staff tecnico, rafforzando il valore del segnale lanciato dall’intero ambiente rossoblu. Il club, inoltre, ha espresso pubblicamente la vicinanza al proprio giocatore condannando con fermezza gli insulti e ribadendo l’impegno a favore del rispetto e dell’inclusione.
La repressione degli insulti e la lotta alla discriminazione non passa solo dalle sanzioni ufficiali, ma anche da scelte quotidiane, senza troppi slogan o troppo clamore. Il messaggio è arrivato forte e chiaro, lasciando intravedere una, seppur tenue, speranza per il futuro.
Veronica Iezzi
Fonte foto: instragram di @RCCelta

