Mister De Zerbi paga il crollo mentale e tecnico della squadra nel momento decisivo. Il tecnico italiano chiude l’avventura con il club francese con la risoluzione del contratto consensuale probabilmente per la rigidità tattica e conflitti interni
Oggi, 11 febbraio 2026, cala ufficialmente il sipario sull’era di Roberto De Zerbi a Marsiglia dopo la “manita” subita in Ligue 1 nel Classique contro il PSG di Luis Enrique. Questa sconfitta è stata la pietra tombale su un rapporto che, negli ultimi dieci giorni, si è deteriorato senza possibilità di essere risanato. Se la notte di Brugge, culminata con l’eliminazione dell’OM, aveva aperto la ferita, l’umiliazione subita contro gli eterni rivali parigini ha messo il punto sull’esperienza in Francia del tecnico italiano, che solo nove mesi prima veniva esaltato.
L’avventura di De Zerbi in Provenza si chiude anche a causa della sua incapacità di adattarsi alle necessità. L’eliminazione europea per mano di Trubin, portiere del Benfica, a tempo scaduto, era sembrata un crudele scherzo del destino; lo shock psicologico, invece di scatenare una reazione, ha solo prosciugato le ultime energie nervose della squadra, presentatasi al big match più sentito di Francia svuotata e disunita. Il risultato tennistico maturato contro il Paris Saint-Germain è stato solo la prova finale che il mister avesse perso le redini dello spogliatoio.
Eppure, l’inizio di questo amore aveva travolto tutti a Marsiglia. Il “De Zerbi-ball”, con la ricerca ossessiva del terzo uomo e l’attrazione della pressione avversaria, aveva sedotto il Vélodrome nella prima stagione, riportando l’OM ai vertici del calcio francese. Ma in questo secondo anno il confine tra identità forte e rigidità tattica si è spezzato. La squadra è diventata prevedibile, incapace di gestire le transizioni ed è rimasta vittima del proprio integralismo.
Come se non bastasse, anche la gestione umana ha lasciato a desiderare. I media francesi hanno raccontato di uno spogliatoio ormai in guerra: epurazioni di senatori non allineati, tensioni costanti culminate in scontri fisici in allenamento. De Zerbi ha chiesto “silenzio” e duro lavoro dopo la tragica beffa europea, ma nel gruppo si è rotto qualcosa in maniera irreparabile. Marsiglia saluta il suo allenatore con l’amaro in bocca e la sensazione è di aver vissuto una storia troppo intensa, consumatasi in fretta, passata dall’esaltazione di un calcio visionario alla conclusione con un suicidio tattico che non ammette appello.
Veronica Iezzi
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