Vinícius Júnior: simbolo della lotta contro il razzismo nel calcio

da | Feb 21, 2026

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L’attaccante del Real Madrid, oltre ad essere un grande fuoriclasse, è diventato con il tempo anche un simbolo della lotta contro la discriminazione razziale. Dopo l’episodio di cui tanto si parla, le presunte ingiurie subite durante la sfida di Champions League contro il Benfica, la questione dell’odio razziale nel mondo del calcio si riapre nuovamente

Un ragazzo che sognava di diventare grande nel mondo del calcio. Vinícius Júnior nasce nelle favelas brasiliane di São Gonçalo, nel 2000. Una storia che sembra uscita da un film, il talento puro, sorriso largo e un pallone sempre tra i piedi tra le strade polverose di periferia. E di fatto quel sorriso accompagnato da tecnica e velocità, non è passato inosservato.

Cresce nelle giovanili del Flamengo e nel 2017 arriva l’esordio in prima squadra. Il suo nome a soli 16 anni inizia a circolare tra gli osservatori europei. Neanche un anno dopo, grazie alle sue qualità tecniche e alla sua accelerazione devastante, attira l’attenzione dei grandi club.

Nel 2018 approda al Santiago Bernabéu come una promessa. I primi tempi non sono semplici per Vinícius, giovanissimo, lontano da casa e sotto la pressione di una maglia pesantissima. Entrare nei “blancos” è stato un sogno che è diventato realtà. Stagione dopo stagione cresce, diventa decisivo, segna gol fondamentali in Champions League e si afferma come uno degli esterni offensivi più forti al mondo.

A soli 26 anni ha un palmares da fare invidia a molti calciatori. Nel 2024 viene premiato come “ The Best men’ s FIFA Player”. Con il Real Madrid vince due Champions League, tre volte campione di Spagna nella LaLiga, tre Supercoppa di Spagna, una Coppa del Re, due Mondiali per Club, due Supercoppa Uefa. Con il Brasile una Copa America.

Il destino ha voluto che Vinícius fosse così fortunato come calciatore ma bersagliato da tante polemiche. Forse anche per la sua sfrontatezza, è stato più volte sotto i riflettori non solo per il talento. Vittima di insulti razzisti e di fatti molto gravi che hanno colpito la sensibilità dell’uomo prima ancora che del calciatore. Ha subito critiche pesanti, addirittura una volta venne esposto un manichino con la sua maglia fuori dal centro sportivo del Real Madrid e poi puntualmente, ad ogni match, i tifosi avversari lo insultavano pesantemente per il colore della pelle.

Il 25 marzo 2024, prima del match BrasileSpagna, nessuno dimenticherà la conferenza stampa clicca qui tra le lacrime. Scoppiò a piangere dicendo: “Io voglio solo giocare a calcio, ma devo lottare per tutti i neri del mondo.”
Una difesa davanti a un attacco senza senso, un razzismo contro l’uomo che nulla ha a che fare con lo sport. Quelle immagini fecero il giro del mondo. Il calcio, ancora una volta, in quel frangente ha mostrato il lato più oscuro.

Ed ancora una volta il 18 febbraio di quest’anno, in occasione del match Benfica Real Madrid valido per la qualificazione della Champions League, il suo nome è finito al centro dei dibattiti calcistici non per le prestazioni da campione, ma perché per l’ennesima volta è stato bersaglio di insulti a sfondo razziale.

Dopo aver segnato un gol decisivo che ha decretato la vittoria dei blancos, Vinícius ha accusato il giocatore del Benfica Gianluca Prestianni di avergli rivolto un insulto razzista, mentre copriva la bocca con la maglietta per non farsi comprendere dagli altri giocatori. L’arbitro ha attivato il protocollo anti-razzismo della FIFA/UEFA, interrompendo la partita per circa dieci minuti.

L’attaccante brasiliano ancora una volta ha rilasciato una dichiarazione per ribadire le continue offese che purtroppo non sono nuove al calciatore.

“I razzisti sono, prima di tutto, dei codardi. Hanno bisogno di coprirsi la bocca con la maglietta per mostrare quanto sono deboli. Nulla di ciò che è successo oggi è una novità nella mia vita.

A seguito di quanto accaduto anche Gianni Infantino ha preso posizione a nome della FIFA.  “Sono rimasto scioccato e rattristato nel vedere l’episodio di presunto razzismo nei confronti di Vinícius Júnior. Non c’è assolutamente spazio per il razzismo nel nostro sport e nella società. Abbiamo bisogno che tutte le parti interessate prendano provvedimenti e chiedano conto ai responsabili.”

Il Presidente della FIFA ha anche sottolineato l’importanza del protocollo anti-razzismo e la necessità di proteggere giocatori e tifosi contro ogni forma di discriminazione. Questa posizione arriva dopo anni in cui la FIFA ha cercato di rafforzare misure e programmi contro il razzismo nel calcio globale, tra cui iniziative come il Global Stand Against Racism e tavoli di lavoro con giocatori e stakeholder.

Vinícius Júnior non è solo uno dei migliori attaccanti del calcio mondiale, ma è anche una figura che ha reso evidente come il razzismo sia ancora una piaga nel calcio e nella società. Pur ricevendo critiche o vivendo controversie per il suo stile di gioco o per il suo comportamento, la sua posizione pubblica e la sua esperienza personale hanno acceso molte discussioni sull’inefficacia delle misure adottate durante i match, sulle responsabilità delle istituzioni sportive e sulla lunga strada ancora da percorrere affinché nessun calciatore debba subire insulti basati sul colore della pelle.

L’attaccante non è solo il ragazzo delle favelas brasiliane, oggi è molto attivo anche nella beneficenza. Ha fondato l’Istituto Vini Jr, una fondazione focalizzata sul miglioramento delle condizioni di vita dei bambini in Brasile attraverso la cultura e lo sport. Nella sua città di origine, São Gonçalo, ha investito circa 3 milioni di euro per ristrutturare una scuola chiusa e trasformarla in un centro che offrirà gratuitamente istruzione e sport a 5.000 persone.

È stato inoltre nominato Ambasciatore dell’UNESCO per il suo contributo alla promozione dell’educazione e dell’inclusione sociale.

Il caso recente con il Benfica e la reazione della FIFA rappresentano un ulteriore passo verso un calcio più inclusivo, ma evidenziano anche quanto resti ancora da fare per eliminare il razzismo nello sport e dalla società. Sentire parlare ancora oggi, nel 2026, di razzismo per il colore della pelle è una sconfitta per tutti.

Silvana Perrini

Fonte foto: commons.wikimedia.com 

Fonte link: youtube.com

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